Più che 'l doppiar de li scacchi s'inmilla

Notizie e politica

Nevica ancora…

Neve e Stalattiti a Chiaravalle

Oggi non nevica…ma fino a questa mattina ne è caduta tanta, e la città è ancora in un caos surreale. Le scuole sono chiuse, erano pronte per essere riapere, ma gli ultimi 50 cm di neve hanno richiuso gli accessi. Dopo una settimana sembra che quello che è stato fatto finora sia tutto inutile.

Girando tutti si adoperano, si spalano i passi, passano gli spalaneve, si organizzano i doppi turni per il soccorso 118 e si attivano alcuni per portare i medicinali da chi non può andare a prenderli da solo…però questa volta i militari sono già qui. 8 tipi tranquilli che dormono insieme i soccorritori della Croce Gialla, gli uni pronti ad uscire per salvare vite, gli altri disponibili ad affiancarli se necessario di notte; mentre di giorno…spalano, come tutti i cittadini.

Però il mondo è strano. Trovi quello che si fa in quattro, quello che spala con la caviglia slogata perché fa parte della protezione civile e non vuole mancare al suo impegno, anche se si è fatto male. Trovi quello che alterna un turno di 118 ad un pomeriggio passato con la pala in mano. Trovi quello che pur di portare a termine il suo lavoro rischia l’assideramento. E poi…e poi trovi quello che è arrabbiato col comune perché è nevicato anche davanti casa sua e nessuno gli ha liberato la macchina oppure quello che pur di liberarsi la sua auto vanifica l’operato dello spazzaneve appena passato…e tu pensi ma la neve non potrebbe metterla dall’altra parte che c’è tanto spazio?

Eppure è così.


La Strada Giusta!

150 anni dall’Unità d’Italia!

Dirlo non è difficile, ma pensare a quello che significa, a quello che comporta, pensare che fino a 150 anni fa questa penisola era caratterizzata da una moltitudine di stati più o meno grandi, da una molteplicità di forme governative e di leggi, pensare che per attraversare la sola Toscana si passavano innumerevoli dogane….fa un certo effetto.

Così oggi un po’ ovunque ci si è resi conto di quanti vantaggi e svantaggi possa aver comportato essere un unico stato, che affianchi alle numerose caratteristiche locali qualcosa di unitario, che ponga sullo stesso livello ogni cittadino.

In quest’occasione ogni paese cerca un’idea per un’iniziativa, che sia in qualche modo caratteristica pur affrontando lo stesso argomento, perché, come si sa, distinguersi ha sempre caratterizzato ogni cittadino!

In questa gara all’originalità da un piccolo comune della provincia di Ancona è spuntata un’idea pazzoide:  il Comune di Chiaravalle assieme all’associazione ciclistica Bicipiù hanno pensato bene di ripercorrere in una staffetta in bicicletta tutta l’Italia chiedendo a chiunque voglia di partecipare, unendosi anche solo per un breve tratto.

È così che è nato il progetto de La Strada Giusta!

Buona Pedalata a Tutti!!!


L’Italia è una Repubblica Democratica: Vorrei Continuasse Ad Esserlo

«Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa è la pura realtà:
le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura
controproducente»

Queste sono alcune parole dette dal Presidente del Consiglio Italiano, Silvio Berlusconi, all’assemblea di Confindustria.


«Ho costituito un Governo di coalizione e non già coll’intento di avere
una maggioranza parlamentare, della quale posso oggi fare benissimo a
meno, [...]Chiediamo i pieni poteri perché vogliamo assumere le piene responsabilità.»

Dal discorso alla Camera di Benito Mussolini tenuto il 16 novembre 1922
(la marcia su Roma, che segnò la presa al potere del fascismo fu stata il 28 ottobre 1922)

Fonte: http://toghe.blogspot.com/2008/10/benito-mussolini-alla-camera-16.html


«
La Camera dei deputati non
mi è mai piaciuta. In fondo questa Camera dei deputati è oramai
anacronistica anche nel suo stesso titolo: è un istituto che noi
abbiamo trovato e che è estraneo alla nostra mentalità, alla nostra
passione di fascisti.
La
Camera presuppone un mondo che noi abbiamo demolito; presuppone
pluralità dei partiti, e spesso e volentieri l’attacco alla diligenza.
Dal giorno in cui noi abbiamo annullato questa pluralità, la Camera dei
deputati ha perduto il motivo essenziale per cui sorse.
»

Queste sono le parole dette da Benito Mussolini in un discorso del 1933.
Fonte: http://www.polyarchy.org/basta/documenti/mussolini.1933.html
Le parole del "Premier" che oggi riportano i giornali non possono e non devono rimane inosservate, perché fanno paura.
Fanno paura perché minacciano quello che di più prezioso abbiamo: La Nostra Democrazia, quella democrazia che permette, o almeno dovrebbe permettere, uno scambio di idee, di opinioni, al fine di migliorare la "cosa di tutti". Ed è esattamente questo che viene attaccato LA LIBERTA’ DI CONTROBATTERE, DI SCAMBIARE IDEE nella sede che più è opportuna a tali cose.
Leggendo queste parole ho avuto un brivido…perché ho avuto la fortuna di non vivere nel ventennio fascista e non vorrei provare l’esperienza di vivere in un Paese in cui non poter pensare e in cui non poter esprimere opinioni perché non farlo equivarrebbe a non respirare, a morire.
Ho molti amici che per idee religiose, politiche o semplicemente filosofiche non la pensano come me, perché è normale, non tutti siamo uguali, ed è sempre stato bello poter discutere con loro su ciò che più ci divide per capire le idee dell’altro e poterle controbattere o assecondare…perché ogni opinione, per quanto diversa dalla mia, ha un suo fondamento che si deve, quantomeno, cercare di capire.
Ho sempre visto le Camere come uno dei luoghi, dopo il referendum, di massima democrazia, là dove i decreti legge (o come tanto piace chiamarli alla stampa i ddl) DEVONO ESSERE DISCUSSI prima del voto, vanno capiti e commentati così che il Nostro Stato possa migliorarsi.
Oggi invece sento dire che questi luoghi possono anche essere aboliti. Abolirli significa abolire la Nostra Democrazia, quella per cui in migliaia sono morti, quella per cui la maggior parte degli italiani hanno scelto di votare il 2 giugno del 1946, quella per le cui fondamenta si è lavorato in modo tale da non ricadere in un altro totalitarismo, quella con cui ci si è voluti proteggere e governare.
Oggi qualcuno ha detto che questa Democrazia, che ancora non possiamo non ricordare in fasce, tanto giovane da essere ricordata fin dall’inizio da molti Italiani, non va più bene. Quel qualcuno è un qualcuno che al momento si trova a capo delle camere, non è una persona qualsiasi.

Nello stesso discorso, dopo un attacco a ciò che ci è più prezioso, c’è un attacco a chi, in qualche modo, cerca di proteggere la nostra Liberà.
«La giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. I giornali
oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i
giudici è un diritto di ogni cittadino [...] I giudici hanno deciso il contrario della verità, perché sono estremisti di sinistra. È come se Mourinho fosse l’arbitro di una partita Milan-Inter [...] Metteremo tutto il nostro impegno nella riforma della giustizia penale
e non ci fermeremo fino alla divisione delle carriere [...] Io sono esacerbato e voglio dichiarare
pubblicamente la mia indignazione. Io ne sono fuori perché
abbiamo il lodo Alfano che sposta la prescrizione e poi ho le spalle
larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con
questa situazione paga un prezzo troppo alto»

Ora, Signor Presidente del Consiglio, non ricorda che anche ieri giornali come il Times titolavano circa i suoi legami con la giustizia?
Non crede quindi che se lei e la sua squadra di governo cambiasse le possibilità della Magistratura sarebbe come se la Ferrari decidesse i limiti per le auto in competizione alla F1?

Io questa notte non ho dormito, ho dormito 3 ore dalle 10h30 alle 13h30, o qualcosa del genere….sinceramente…spero che questo sia solo un brutto sogno, e che domani la Democrazia Italia non sia ancora in pericolo, ma temo di sbagliarmi.


Mi offende


Per esempio
A me mi offende il fatto che quando non sono d’accordo su una cosa mi dicono che remo contro

Mi offendono le nocche dei giornalisti che battono sui vetri delle macchine, delle auto, dei terremotati e che dicono "Come va?, avete passato la notte in macchina per la paura" che devono rispondere? "no perché volevamo vedere l’alba"?

Mi offendono quelli che si mettono il casco da pompiere, ma si vede che è per la prima volta.

Mi offendono quelli che consolano le vecchiette e ci tengono a farcelo sapere

Mi offendono quelli che costruiscono gli ospedali come si costruiscono i castelli sulla sabbia.

Mi offendono certe parole tipo "terremotati, andate tutti al mare, paga lo Stato, fate finta di fare una bella vacanza" e quelli del berice "ci sarebbe un posticino anche per noi che siamo qui nei container da anni?"

Mi piace offendermi

Mi offende l’entusiasmo nazionale per un cane randagio salvato dalle macerie quando due giorni prima tutti volevano sterminarli in Sicilia.

Mi offendono le tette delle inviate che stanno troppo su davanti alle case che vanno troppo giù.

Mi offendono gli ingegneri che dicono che le case che sono crollate erano in regola ed è il terremoto che non è a norma! -è dalla preistoria che arriva quando cazzo gli pare e non avverte mai!-

Mi offendono

Mi offende il design perché secondo me un tavolo deve essere un tavolo e una sedia deve essere una sedia. -ieri ero in una casa di designer e mi sono seduto per un’ora nel portaombrelli-

Mi offendono i gadget dei quotidiani

Mi offendono la social card

Mi offendono i bambini che urlano nei ristoranti ma soprattutto Mi offende l’impossibilità di non poter picchiare i genitori di questi bambini.

Mi offendono

Mi offendono quelli che dicono che l’AIDS si combatte solo con la castità, sarebbe come dire che la miopia si sconfigge al buio chiudendo gli occhi.

Mi offendono
Mi offendono
Mi offendono
Mi offendono

Mi offendono i farmacisti che quando gli chiedi la pillola del giorno dopo ti dicono "passi domani" -si ma io l’ho fatto ieri-

Mi offende il silenzio che ci sarà sugli appalti per la ricostruzione

Mi offende che si accusa Roberto Saviano per aver detto che ci sarà il silenzio sugli appalti per la ricostruzione

Mi offende che chi invoca il silenzio, che chi invoca il silenzio, sia quello che parla di più

Mi offende

Mi offende e mi danna, star qui a parlar della satira più che offendermi mi annoia

Qualcuno ha detto "la vera libertà di espressione è dire ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire" [orwell]

Paolo Rossi – Che Tempo Che Fa – 18 aprile 2009


Libertà di una democrazia

La libertà di una
democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere
privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato
democratico. Questo, in essenza, è fascismo.
Franklin D. Roosevelt, discorso al Congresso degli Stati Uniti, 29 aprile 1938

da L’unità-striscia rossa del 18 aprile


Violenza….solo titolo sul giornale

Sesana, mamma uccide i suoi due bambini
Catania, donna decapitata in casa. Il marito confessa
Kabul, tornano le leggi dei taliban. Permesso lo stupro dei mariti
Lezione di sesso troppo esplicita, genitori contro maestra a Novara.

sono queste le principali notizie di un giornale di oggi. Violenze, violenze e violenze. Che siano sottoforma di omicidi (infanticidi o uxoricidi), stupri o solo violenze verbali poco importa, sono comunque in copertina.
Questo fa paura, fa paura che una donna sia in gradi di uccidere i propri figli, o che un marito abbia preferito, per gelosia, un coltello alle parole. Ma fa paura anche l’inconscienza di un quindicenne che preferisce che il padre omicida allevi le sue sorelle piuttosto che vederlo lontano da loro. Fa paura che certe cose avvengono nella naturalezza di tutti i giorni.
Terrorizza che i diritti delle donne, quegli stessi tirati in ballo per motivare una guerra, vengono ora calpestati nella peggiore maniera da un parlamento che dovrebbe essere nuovo. Questo mi fa paura, che nulla sia cambiato, che milioni di persone non abbiano la propria libertà. Non possano disporre del proprio tempo e del proprio corpo ma vengano sottomesse in nome di una legge divina.
E poi sconvolge, sconvolge che una maestra elementare possa parlare troppo esplicitamente di sesso spinta da domande degli alunni. Ma a me non sconvolge tanto che ella abbia risposto, sconvolge invece che certe domande possano essere poste, che in tanto poco tempo ci siano stati, in questo settore (e forse solo qui), tanti e repentini cambiamenti…nessuno a 10 anni, 10 anni fa, avrebbe collegato delle manette al sesso, e di certo non ne avrebbe chiesto ragione….forse…tra tutto…è su questo che dobbiamo pensare…


Prima di parlare…il faut penser

Dall’Islam all’omosessualità, dalle polemiche sull’Olocausto all’Aids, Benedetto XVI non ha idea dell’impatto delle sue parole in un mondo globalizzato. Come Berlusconi, anche il Papa è incline alla gaffe, ma con effetti più gravi.

Times, 19 marzo
Striscia Rossa de L’Unità del 20 Marzo 2009


Lettera di Napolitano

Pubblico l’articolo con il quale La Repubblica presenta la lettera di Napolitano a Berlusconi circa il decreto legge sull’eutanasia.
 
ROMA – Il Quirinale ha reso noto il testo della lettera che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, prima dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di un decreto legge in relazione al caso Englaro.

"Signor Presidente, lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale – scrive Napolitano -. Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti. I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche. Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate – prosegue il capo dello Stato -, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente. Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge, piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica, appare soluzione inappropriata".

"Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare – sottolinea Napolitano – non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.

Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.

Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo".

"Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato – aggiunge – ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori. Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare".

 
 

Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno. 

Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.

Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.

Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.

Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale,  che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.

Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.


Il lupo non perde il vizio??

Da http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-6/cossiga-consigli/cossiga-consigli.html?rss

Lettera aperta dell’ex presidente della Repubblica alle forze dell’ordine
"Sbagliate le cariche adesso, bisogna aspettare che sparino a qualcuno"

I consigli di Cossiga alla Polizia
"Prima una vittima, poi mano dura"

Fini frena: "Chi usa le cinte è solo una minoranza rumorosa"
Alemanno: "La Gelmini si è mossa male, senza partecipazione"

ROMA – Aveva iniziato consigliando l’uso di infiltrati nei cortei ed evocando le maniere forti da parte delle forza dell’ordine. Oggi Francesco Cossiga torna a dispensare suggerimenti, non richiesti, al capo della polizia Antonio Manganelli. E sono di nuovo parole destinate ad alimentare polemiche. "Serve una vittima e poi si potranno usare le maniere forti", dice. Considerazioni tutt’altro che condivise dal presidente della Camera, Gianfranco Fini: "Ci sono minoranze rumorose che poi ricorrono alle cinghie. Sono molto rumorose ma rimangono molto minoranze". Intanto il suo collega di partito e sindaco di Roma, Gianni Alemanno, critica il ministro dell’Istruzione: "La Gelmini si è mossa male".

Cossiga: "Per il consenso serve la paura". Il ragionamento dell’ex presidente è affidato a una lettera aperta: "Un’efficace politica dell’ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti". Per Cossiga, che pensa alle tensioni che hanno segnato le manifestazioni degli studenti di questi giorni, è stato "un grave errore strategico" reagire con "cariche d’alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante".

La "tattica cossighiana". In pratica si tratta di disporre "che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino". A questo punto, continua Cossiga, "l’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita".

"La gente deve odiare i manifestanti". Una situazione che farebbe crescere fra la gente "la paura dei manifestanti e con la paura l’odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft, o da qualche redazione, ad esempio quella de L’Unità, li sorregge". Tra i danneggiamenti invocati, Cossiga si augura che possano accadere alla sede dell’arcivecovo di Milano o a qualche sede della Caritas o di Pax Christi.

I tempi dell’intervento. "Io aspetterei ancora un po’ – continua Cossiga – e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti".

La replica di Fini. Una visione apocalittica, quella di Cossiga, che però non trova proseliti. "Sono convinto che oggi ci sia un maggiore senso di appartenenza – osserva Gianfranco Fini – ed è bello vedere che nelle scuole, anche in questi giorni, giovani di destra e di sinistra si confrontano".

Alemanno: "Gelmini si è mossa male". Non entra nel merito della riforma, il sindaco di Roma, ma critica l’atteggiamento del ministro Gelmini che si sarebbe mossa "senza partecipazione", lasciando "alla sinistra una funzione che non avrebbe potuto avere se avessimo avviato il confronto con i giusti interlocutori del mondo della scuola per tempo, e non in ritardo come abbiamo fatto". Chiaro il riferimento al comportamento del ministro, sottolineato dalla precisazione del portavoce di Alemanno, Simone Turbolente, che smentisce "categoricamente" che il sindaco "abbia mai espresso giudizi negativi riguardo la riforma Gelmini, come riportato dalle agenzie di stampa. Le sue parole sono state evidentemente male interpretate".
(8 novembre 2008)


Intervista a Cossiga del 23/10/2008

Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008
INTERVISTA A COSSIGA
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI
ROMA
PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito».
Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che…«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano
».
Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».
Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.
E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale
».
E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».
Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti. «Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».
Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.
La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente
».

————————————————————————————————

Io ho un’idea migliore….visto che il Governo intende anche privatizzare l’acqua….perché non la distribuisce già avvelenata….così risolve il problema di Governare …."alla radice"….


Da Nature [testo originale]

Editorial

Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b; Published online 15 October 2008

Cut-throat savings

Top of page

Abstract

In an attempt to boost its struggling economy, Italy’s government is focusing on easy, but unwise, targets.

It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they are with a government acting out its own peculiar cost-cutting philosophy. Last week, tens of thousands of researchers took to the streets to register their opposition to a proposed bill designed to control civil-service spending (see page 840). If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country’s grossly understaffed research institutions — and about half of whom had already been selected for permanent jobs.

Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi’s centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy’s banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized — too late, as the decree is now being transformed into law.

Meanwhile, the government’s minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.

Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill’s designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill — even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be "a little like killing them". This misrepresents an issue that researchers have explained to him — that any country’s scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.

The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy’s research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union’s 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.

The government needs to consider more than short-term gains brought about through a system of decrees made easy by compliant ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should, it should not idly reference the distant past, but understand how research works in Europe in the present.


Legge 133/08..l’ipotesi di Calamandrei in atto?

Il testo integrale è reperibile al sito della Camera è qui riportata solo la parte che riguarda l’università

 

L’elenco 1 è disponibile qui

 

Legge 6 agosto 2008, n. 133

"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008 – Suppl. Ordinario n. 196

Capo V
Istruzione e ricerca

Art. 15.
Costo dei libri scolastici

[...]

Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università

1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.

4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.

5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.

6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.

7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.

9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.

10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.

11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.

12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.

13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.

Art. 17.
Progetti di ricerca di eccellenza

1. Al fine di una più efficiente allocazione delle risorse pubbliche volte al sostegno e all’incentivazione di progetti di ricerca di eccellenza ed innovativi, ed in considerazione del sostanziale esaurimento delle finalità originariamente perseguite, a fronte delle ingenti risorse pubbliche rese disponibili, a decorrere dal 1° luglio 2008 la Fondazione IRI e’ soppressa.

2. A decorrere dal 1° luglio 2008, le dotazioni patrimoniali e ogni altro rapporto giuridico della Fondazione IRI in essere a tale data, ad eccezione di quanto previsto al comma 3, sono devolute alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia.

3. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze è disposta l’attribuzione del patrimonio storico e documentale della Fondazione IRI ad una società totalitariamente controllata dallo Stato che ne curerà la conservazione. Con il medesimo decreto potrà essere altresì disposta la successione di detta società in eventuali rapporti di lavoro in essere con la Fondazione IRI alla data di decorrenza di cui al comma 1, ovvero altri rapporti giuridici attivi o passivi che dovessero risultare incompatibili con le finalità o l’organizzazione della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia.

4. Le risorse acquisite dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia ai sensi del comma 3 sono destinate al finanziamento di programmi per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione, sul territorio nazionale, di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia localizzate presso primari centri di ricerca pubblici e privati.

5. La Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia provvederà agli adempimenti di cui all’articolo 20 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318.

Titolo III
STABILIZZAZIONE DELLA FINANZA PUBBLICA

Capo I
Bilancio dello stato

Art. 60.
Missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica

1. Per il triennio 2009-2011 le dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, sono ridotte per gli importi indicati nell’elenco n. 1, con separata indicazione della componente relativa a competenze predeterminate per legge.

2. Dalle riduzioni di cui al comma 1 sono escluse le dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle università; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonche’ quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali.

3. Fermo quanto previsto in materia di flessibilità [...] possono essere rimodulate tra i programmi le dotazioni finanziarie di ciascuna missione di spesa, fatta eccezione per le spese di natura obbligatoria, per le spese in annualità e a pagamento differito. Le rimodulazioni tra spese di funzionamento e spese per interventi sono consentite nel limite del 10 per cento delle risorse stanziate per gli interventi stessi. Resta precluso l’utilizzo degli stanziamenti di spesa in conto capitale per finanziare spese correnti. In apposito allegato a ciascuno stato di previsione della spesa sono esposte le autorizzazioni legislative e i relativi importi da utilizzare per ciascun programma.

[…]

Art. 61.
Ulteriori misure di riduzione della spesa ed abolizione della quota di partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza specialistica

1. A decorrere dall’anno 2009 la spesa complessiva sostenuta dalle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, con esclusione delle Autorità indipendenti, per organi collegiali e altri organismi, anche monocratici, comunque denominati, operanti nelle predette amministrazioni, e’ ridotta del trenta per cento rispetto a quella sostenuta nell’anno 2007. A tale fine le amministrazioni adottano con immediatezza, e comunque entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le neccesarie misure di adeguamento ai nuovi limiti di spesa.

2. Al fine di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni, riducendo ulteriormente la spesa per studi e consulenze, all’articolo 1, comma 9, della legge23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) le parole: «al 40 per cento», sono sostituite dalle seguenti: «al 30 per cento»;

    b) in fine, e’ aggiunto il seguente periodo: «Nel limite di spesa stabilito ai sensi del primo periodo deve rientrare anche la spesa annua per studi ed incarichi di consulenza conferiti a pubblici dipendenti».

3. Le disposizioni introdotte dal comma 2 si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2009.

4. All’articolo 53, comma 14, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Dipartimento della funzione pubblica trasmette alla Corte dei conti l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso di effettuare la comunicazione, avente ad oggetto l’elenco dei collaboratori esterni e dei soggetti cui sono stati affidati incarichi di consulenza».

[...]

6. A decorrere dall’anno 2009 le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non possono effettuare spese per sponsorizzazioni per un ammontare superiore al 30 per cento della spesa sostenuta nell’anno 2007 per la medesima finalità.

7. Le società non quotate a totale partecipazione pubblica ovvero comunque controllate dai soggetti tenuti all’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 2, 5 e 6 si conformano al principio di riduzione di spesa per studi e consulenze, per relazioni pubbliche, convegni, mostre e pubblicità, nonche’ per sponsorizzazioni, desumibile dai predetti commi. In sede di rinnovo dei contratti di servizio, i relativi corrispettivi sono ridotti in applicazione della disposizione di cui al primo periodo del presente comma. I soggetti che esercitano i poteri dell’azionista garantiscono che, all’atto dell’approvazione del bilancio, sia comunque distribuito, ove possibile, un dividendo corrispondente al relativo risparmio di spesa.

8. A decorrere dal 1° gennaio 2009, la percentuale prevista dall’articolo 92, comma 5, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e’ destinata nella misura dello 0,5 per cento alle finalità di cui alla medesima disposizione e, nella misura dell’1,5 per cento, e’ versata ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato.

9. Il 50 per cento del compenso spettante al dipendente pubblico per l’attività di componente o di segretario del collegio arbitrale e’ versato direttamente ad apposito capitolo del bilancio dello Stato; il predetto importo e’ riassegnato al fondo di amministrazione per il finanziamento del trattamento economico accessorio dei dirigenti ovvero ai fondi perequativi istituiti dagli organi di autogoverno del personale di magistratura e dell’Avvocatura dello Stato, ove esistenti; la medesima disposizione si applica al compenso spettante al dipendente pubblico per i collaudi svolti in relazione a contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai corrispettivi non ancora riscossi relativi ai procedimenti arbitrali ed ai collaudi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

10. A decorrere dal 1° gennaio 2009 le indennità di funzione ed i gettoni di presenza indicati nell’articolo 82 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono rideterminati con una riduzione del 30 per cento rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2008 per gli enti indicati nel medesimo articolo 82 che nell’anno precedente non hanno rispettato il patto di stabilità. Sino al 2011 e’ sospesa la possibilità di incremento prevista nel comma 10 dell’articolo 82 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000.

11. I contributi ordinari attribuiti dal Ministero dell’interno a favore degli enti locali sono ridotti a decorrere dall’anno 2009 di un importo pari a 200 milioni di euro annui per i comuni ed a 50 milioni di euro annui per le province.

12. All’articolo 1, comma 725, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) nel primo periodo, le parole: «all’80 per cento» e le parole: «al 70 per cento» sono rispettivamente sostituite dalle seguenti: «al 70 per cento» ed «al 60 per cento»;
    b) nel secondo periodo, le parole: «e in misura ragionevole e proporzionata» sono sostituite dalle seguenti: «e in misura comunque non superiore al doppio del compenso onnicomprensivo di cui al primo periodo»;
    c) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le disposizioni del presente comma si applicano anche alle società controllate, ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, dalle società indicate nel primo periodo del presente comma»
.

13. Le disposizioni di cui al comma 12 si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2009.

[...]

Art. 63.
Esigenze prioritarie

1. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e’ incrementata di euro 90 milioni per l’anno 2008, per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace. A tal fine e’ integrato l’apposito fondo nell’ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze.

2. La disposizione di cui all’articolo 1, comma 621, lettera a) , della legge 27 dicembre 2006, n. 296, non si applica limitatamente all’anno 2008.

3. In relazione alle necessità connesse alle spese di funzionamento delle istituzioni scolastiche il «Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche» di cui all’articolo 1, comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), iscritto nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione e’ incrementato dell’importo di euro 200 milioni per l’anno 2008.

[…]

Art. 63-bis.
Cinque per mille

1. Per l’anno finanziario 2009, con riferimento alle dichiarazioni dei redditi relative al periodo d’imposta 2008, sulla base dei criteri e delle modalità di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 gennaio 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 22 del 27 gennaio 2006, fermo quanto già dovuto dai contribuenti a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche, una quota pari al cinque per mille dell’imposta stessa e’ destinata in base alla scelta del contribuente alle seguenti finalità:
    a) sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e successive modificazioni, nonche’ delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e provinciali previsti dall’articolo 7, commi 1, 2, 3 e 4, della legge 7 dicembre 2000, n. 383, e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’articolo 10, comma 1, lettera a) , del citato decreto legislativo n. 460 del 1997;
    b) finanziamento della ricerca scientifica e dell’università;
    c) finanziamento della ricerca sanitaria;
    d) sostegno delle attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente;
    e) sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI a norma di legge.

2. Resta fermo il meccanismo dell’otto per mille di cui alla legge 20 maggio 1985, n. 222.

3. I soggetti di cui al comma 1 ammessi al riparto devono redigere, entro un anno dalla ricezione delle somme ad essi destinate, un apposito e separato rendiconto dal quale risulti, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente la destinazione delle somme ad essi attribuite.

4. Con decreto di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le modalità di richiesta, le liste dei soggetti ammessi al riparto e le modalità del riparto delle somme stesse nonche’ le modalità e i termini del recupero delle somme non rendicontate ai sensi del comma 3.

[…]

Capo II
Contenimento della spesa per il pubblico impiego

Art. 64.
Disposizioni in materia di organizzazione scolastica

1. Ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente, a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010, sono adottati interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l’anno scolastico 2011/2012, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili.

2. Si procede, altresì, alla revisione dei criteri e dei parametri previsti per la definizione delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), in modo da conseguire, nel triennio 2009-2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l’anno scolastico 2007/2008. Per ciascuno degli anni considerati, detto decremento non deve essere inferiore ad un terzo della riduzione complessiva da conseguire, fermo restando quanto disposto dall’articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

3. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e previo parere delle Commissioni Parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, predispone, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico.

4. Per l’attuazione del piano di cui al comma 3, con uno o più regolamenti da adottare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in modo da assicurare comunque la puntuale attuazione del piano di cui al comma 3, in relazione agli interventi annuali ivi previsti, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata di cui al citato decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, anche modificando le disposizioni legislative vigenti, si provvede ad una revisione dell’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, attenendosi ai seguenti criteri:
    a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti;
    b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;
    c) revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;
    d) rimodulazione dell’attuale organizzazione didattica della scuola primaria ivi compresa la formazione professionale per il personale docente interessato ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica;
    e) revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi;
    f) ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa;
    f-bis) definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l’articolazione dell’azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l’attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell’offerta formativa;

    f-ter)
nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.

4-bis) Ai fini di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione dell’attuale assetto ordinamentale di cui al comma 4, nell’ambito del secondo ciclo di istruzione e formazione di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, anche con l’obiettivo di ottimizzare le risorse disponibili, all’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole da: «Nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici» sino a: «Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano» sono sostituite dalle seguenti: «L’obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e, sino alla completa messa a regime delle disposizioni ivi contenute, anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui al comma 624 del presente articolo».

4-ter) Le procedure per l’accesso alle Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario attivate presso le università sono sospese per l’anno accademico 2008-2009 e fino al completamento degli adempimenti di cui alle lettere a) ed e) del comma 4.

5. I dirigenti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, compresi i dirigenti scolastici, coinvolti nel processo di razionalizzazione di cui al presente articolo, ne assicurano la compiuta e puntuale realizzazione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, verificato e valutato sulla base delle vigenti disposizioni anche contrattuali, comporta l’applicazione delle misure connesse alla responsabilità dirigenziale previste dalla predetta normativa.

6. Fermo restando il disposto di cui all’articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dall’attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012.

7. Ferme restando le competenze istituzionali di controllo e verifica in capo al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e al Ministero dell’economia e delle finanze, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e’ costituito, contestualmente all’avvio dell’azione programmatica e senza maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive. Ai componenti del Comitato non spetta alcun compenso ne’ rimborso spese a qualsiasi titolo dovuto.

8. Al fine di garantire l’effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio di cui al comma 6, si applica la procedura prevista dall’articolo 1, comma 621, lettera b) , della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

9. Una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6 e’ destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico. Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa vengono iscritti in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa, e saranno resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti.

[…]

Art. 66.
Turn over

1. Le amministrazioni di cui al presente articolo provvedono, entro il 31 dicembre 2008 a rideterminare la programmazione triennale del fabbisogno di personale in relazione alle misure di razionalizzazione, di riduzione delle dotazioni organiche e di contenimento delle assunzioni previste dal presente decreto.

2. All’articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle parole «per l’anno 2008» e le parole «per ciascun anno» sono sostituite dalle parole «per il medesimo anno».

3. Per l’anno 2009 le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

4. All’articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle seguenti: «per l’anno 2008».

5. Per l’anno 2009 le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere alla stabilizzazione di personale in possesso dei requisiti ivi richiamati nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da stabilizzare non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

6. L’articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e’ sostituito dal seguente: «Per l’anno 2008 le amministrazioni di cui al comma 523 possono procedere ad ulteriori assunzioni di personale a tempo indeterminato, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, nel limite di un contingente complessivo di personale corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 75 milioni di euro a regime. A tal fine e’ istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze pari a 25 milioni di euro per l’anno 2008 ed a 75 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009. Le autorizzazioni ad assumere sono concesse secondo le modalità di cui all’articolo 39, comma 3-ter della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.».

7. Il comma 102 dell’articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e’ sostituito dal seguente: «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

8. Sono abrogati i commi 103 e 104 dell’articolo 3, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

9. Per l’anno 2012, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere il 50 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

10. Le assunzioni di cui ai commi 3, 5, 7 e 9 sono autorizzate secondo le modalità di cui all’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, previa richiesta delle amministrazioni interessate, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell’anno precedente e delle conseguenti economie e dall’individuazione delle unità da assumere e dei correlati oneri, asseverate dai relativi organi di controllo.

11. I limiti di cui ai commi 3, 7 e 9 si applicano anche alle assunzioni del personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Le limitazioni di cui ai commi 3, 7 e 9 non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette e a quelle connesse con la professionalizzazione delle forze armate cui si applica la specifica disciplina di settore.

12. All’articolo 1, comma 103 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come modificato da ultimo dall’articolo 3, comma 105 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 le parole «A decorrere dall’anno 2011» sono sostituite dalle parole «A decorrere dall’anno 2013».

13. Le disposizioni di cui al comma 7 trovano applicazione, per il triennio 2009-2011 fermi restando i limiti di cui all’articolo 1, comma 105 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nei confronti del personale delle università. Nei limiti previsti dal presente comma e’ compreso, per l’anno 2009, anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione in possesso degli specifici requisiti previsti dalla normativa vigente. Nei confronti delle università per l’anno 2012 si applica quanto disposto dal comma 9. Le limitazioni di cui al presente comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette. In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

14. Per il triennio 2010-2012 gli enti di ricerca possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nei limiti di cui all’articolo 1, comma 643, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere in ciascuno dei predetti anni non può eccedere le unità cessate nell’anno precedente.

Art. 67.
Norme in materia di contrattazione integrativa e di controllo dei contratti nazionali ed integrativi

1. Le risorse determinate, per l’anno 2007, ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni, sono ridotte del 10% ed un importo pari a 20 milioni di euro e’ destinato al fondo di assistenza per i finanzieri di cui alla legge 20 ottobre 1960, n. 1265.

2. Per l’anno 2009, nelle more di un generale riordino della materia concernente la disciplina del trattamento economico accessorio, ai sensi dell’articolo 45 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, rivolta a definire una più stretta correlazione di tali trattamenti alle maggiori prestazioni lavorative e allo svolgimento di attività di rilevanza istituzionale che richiedono particolare impegno e responsabilità, tutte le disposizioni speciali, di cui all’allegato B, che prevedono risorse aggiuntive a favore dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle Amministrazioni statali, sono disapplicate.

3. A decorrere dall’anno 2010 le risorse previste dalle disposizioni di cui all’allegato B, che vanno a confluire nei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle Amministrazioni statali, sono ridotte del 20% e sono utilizzate sulla base di nuovi criteri e modalità di cui al comma 2 che tengano conto dell’apporto individuale degli uffici e dell’effettiva applicazione ai processi di realizzazione degli obiettivi istituzionali indicati dalle predette disposizioni.

4. I commi 2 e 3, trovano applicazione nei confronti di ulteriori disposizioni speciali che prevedono risorse aggiuntive a favore dei Fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 189, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

5. Per le medesime finalità di cui al comma 1, va ridotta la consistenza dei Fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle Amministrazioni di cui al comma 189 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Conseguentemente il comma 189, dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e’ così sostituito: «189. A decorrere dall’anno 2009, l’ammontare complessivo dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle amministrazioni dello Stato, delle agenzie, incluse le Agenzie fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, degli enti pubblici non economici, inclusi gli enti di ricerca e quelli pubblici indicati all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e delle università, determinato ai sensi delle rispettive normative contrattuali, non può eccedere quello previsto per l’anno 2004 come certificato dagli organi di controllo di cui all’articolo 48, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e, ove previsto, all’articolo 39, comma 3-ter della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni ridotto del 10 per cento.».

6. Le somme provenienti dalle riduzioni di spesa di cui al presente articolo sono versate annualmente dagli Enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria entro il mese di ottobre all’entrata del bilancio dello Stato con imputazione al capo X, capitolo 2368.

[…]

Art. 69.
Differimento di dodici mesi degli automatismi stipendiali

1. Con effetto dal 1° gennaio 2009, per le categorie di personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la maturazione dell’aumento biennale o della classe di stipendio, nei limiti del 2,5 per cento, previsti dai rispettivi ordinamenti e’ differita, una tantum, per un periodo di dodici mesi, alla scadenza del quale e’ attribuito il corrispondente valore economico maturato. Il periodo di dodici mesi di differimento e’ utile anche ai fini della maturazione delle ulteriori successive classi di stipendio o degli ulteriori aumenti biennali.

2. Per il personale che, nel corso del periodo di differimento indicato al comma 1, effettua passaggi di qualifica comportanti valutazione economica di anzianità pregressa, alla scadenza di tale periodo e con la medesima decorrenza si procede a rideterminare il trattamento economico spettante nella nuova qualifica considerando a tal fine anche il valore economico della classe di stipendio o dell’aumento biennale maturato.

3. Per il personale che nel corso del periodo di differimento indicato al comma 1 cessa dal servizio con diritto a pensione, alla scadenza di tale periodo e con la medesima decorrenza si procede a rideterminare il trattamento di pensione, considerando a tal fine anche il valore economico della classe di stipendio o dell’aumento biennale maturato. Il corrispondente valore forma oggetto di contribuzione per i mesi di differimento.

4. Resta ferma la disciplina di cui all’articolo 11, commi 10 e 12, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, come sostituito dall’articolo 2, comma 2, della legge 30 luglio 2007, n. 111.

5. In relazione ai risparmi lordi relativi al sistema universitario, valutati in 13,5 milioni di euro per l’anno 2009, in 27 milioni di euro per l’anno 2010 e in 13,5 milioni di euro per l’anno 2011, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, tenuto conto dell’articolazione del sistema universitario e della distribuzione del personale interessato, definisce, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità di versamento, da parte delle singole università, delle relative risorse con imputazione al capo X, capitolo 2368, dello stato di previsione delle entrate del Bilancio dello Stato, assicurando le necessarie attività di monitoraggio.

6. Ai maggiori oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, si provvede, quanto a 11 milioni di euro per l’anno 2009 mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 4 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, e, quanto a 120 milioni di euro a decorrere dall’anno 2010, mediante riduzione lineare dello 0,83 per cento degli stanziamenti di parte corrente relativi alle autorizzazioni di spesa come determinate dalla tabella C allegata alla legge 24 dicembre 2007, n. 244.

[…]

Titolo V
DISPOSIZIONI FINANZIARIE E FINALI

Art. 84.
Copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dagli articoli 3, 14, 19, 22, 60, comma 8, 63, commi 1, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10 e 12, 72, commi da 7 a 11, 79, comma 2, 81, 82, comma 16, del presente decreto-legge, pari a 1.520,5 milioni di euro per l’anno 2008, a 5.569,1 milioni di euro per l’anno 2009, a 4.203,2 milioni di euro per l’anno 2010 e a 4.486,3 milioni di euro per l’anno 2011, si provvede mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate recate dal presente provvedimento.

1-quinquies. Agli oneri derivanti dal comma 19 dell’articolo 61, pari a 400 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011, che aumentano a 530 milioni di euro per l’anno 2009 e a 450 milioni di euro per gli anni 2010 e 2011 ai fini della compensazione degli effetti in termini di fabbisogno ed indebitamento netto, si provvede:
    a) quanto a 120 milioni di euro per l’anno 2009, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando i seguenti accantonamenti:

Ministero dell’economia e delle finanze             846.000;

Ministero del lavoro e della previdenza sociale     519.000;

Ministero della giustizia                            10.000;

Ministero degli affari esteri                     7.800.000;

Ministero dell’interno                           39.700.000;

Ministero per i beni e le attività culturali      1.568.000;

Ministero della salute                           13.000.000;

Ministero dei trasporti                              67.000;

Ministero dell’università e della ricerca         1.490.000;

Ministero della solidarietà sociale              55.000.000;

 

 


Difendiamo la scuola [Piero Calamandrei]

Discorso di Piero Calamandrei,11 febbraio 1950

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN),

Roma 11 febbraio 1950

[Pubblicato in Scuola democratica, periodico di battaglia per una nuova scuola, Roma, iv, suppl. al n. 2 del 20 marzo 1950, pp. 1-5]

Da http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2002_3_art1.html

 

Cari colleghi,

Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c’è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l’art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].

La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...].

La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l’alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società [...].

A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.

Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. È l’art. 34, in cui è detto: “La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Questo è l’articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. Seminarium rei pubblicae, dicevano i latini del matrimonio. Noi potremmo dirlo della scuola: seminarium rei pubblicae: la scuola elabora i migliori per la rinnovazione continua, quotidiana della classe dirigente. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com’è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi). Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l’accento su quel comma dell’art. 33 della Costituzione che dice così: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Dunque, per questo comma […] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione [...].

Lo Stato non deve dire: io faccio una scuola come modello, poi il resto lo facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole, tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l’espressione di un altro articolo della Costituzione: dell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. E l’art. 151: “Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni [...].

Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.

La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: (1) che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. (2) Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione. Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione.

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:

1.      rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.

2.      Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

3.      Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!

Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. È la fase più pericolosa di tutta l’operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. E venuta così fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].

Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? È un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica. Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito [...].

Poi, nella riforma, c’è la questione della parità. L’art. 33 della Costituzione nel comma che si riferisce alla parità, dice: “La legge, nel fissare diritti ed obblighi della scuola non statale, che chiede la parità, deve assicurare ad essa piena libertà, un trattamento equipollente a quello delle scuole statali” [...]. Parità, sì, ma bisogna ricordarsi che prima di tutto, prima di concedere la parità, lo Stato, lo dice lo stesso art. 33, deve fissare i diritti e gli obblighi della scuola a cui concede questa parità, e ricordare che per un altro comma dello stesso articolo, lo Stato ha il compito di dettare le norme generali sulla istruzione. Quindi questa parità non può significare rinuncia a garantire, a controllare la serietà degli studi, i programmi, i titoli degli insegnanti, la serietà delle prove. Bisogna insomma evitare questo nauseante sistema, questo ripugnante sistema che è il favorire nelle scuole la concorrenza al ribasso: che lo Stato favorisca non solo la concorrenza della scuola privata con la scuola pubblica ma che lo Stato favorisca questa concorrenza favorendo la scuola dove si insegna peggio, con un vero e proprio incoraggiamento ufficiale alla bestialità [...].

Però questa riforma mi dà l’impressione di quelle figure che erano di moda quando ero ragazzo. In quelle figure si vedevano foreste, alberi, stagni, monti, tutto un groviglio di tralci e di uccelli e di tante altre belle cose e poi sotto c’era scritto: trovate il cacciatore. Allora, a furia di cercare, in un angolino, si trovava il cacciatore con il fucile spianato. Anche nella riforma c’è il cacciatore con il fucile spianato. È la scuola privata che si vuole trasformare in scuola privilegiata. Questo è il punto che conta. Tutto il resto, cifre astronomiche di miliardi, avverrà nell’avvenire lontano, ma la scuola privata, se non state attenti, sarà realtà davvero domani. La scuola privata si trasforma in scuola privilegiata e da qui comincia la scuola totalitaria, la trasformazione da scuola democratica in scuola di partito.

E poi c’è un altro pericolo forse anche più grave. È il pericolo del disfacimento morale della scuola. Questo senso di sfiducia, di cinismo, più che di scetticismo che si va diffondendo nella scuola, specialmente tra i giovani, è molto significativo. È il tramonto di quelle idee della vecchia scuola di Gaetano Salvemini, di Augusto Monti: la serietà, la precisione, l’onestà, la puntualità. Queste idee semplici. Il fare il proprio dovere, il fare lezione. E che la scuola sia una scuola del carattere, formatrice di coscienze, formatrice di persone oneste e leali. Si va diffondendo l’idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono appoggi, raccomandazioni, tessere di un partito o di una parrocchia. La religione che è in sé una cosa seria, forse la cosa più seria, perché la cosa più seria della vita è la morte, diventa uno spregevole pretesto per fare i propri affari. Questo è il pericolo: disfacimento morale della scuola. Non è la scuola dei preti che ci spaventa, perché cento anni fa c’erano scuole di preti in cui si sapeva insegnare il latino e l’italiano e da cui uscirono uomini come Giosuè Carducci. Quello che soprattutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza opinioni. Questi uomini che dieci anni fa erano fascisti, cinque anni fa erano a parole antifascisti, ed ora son tornati, sotto svariati nomi, fascisti nella sostanza cioè profittatori del regime.

E c’è un altro pericolo: di lasciarsi vincere dallo scoramento. Ma non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento. Vedete, fu detto giustamente che chi vinse la guerra del 1918 fu la scuola media italiana, perché quei ragazzi, di cui le salme sono ancora sul Carso, uscivano dalle nostre scuole e dai nostri licei e dalle nostre università. Però guardate anche durante la Liberazione e la Resistenza che cosa è accaduto. È accaduto lo stesso. Ci sono stati professori e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. Una maestra che per lunghi anni affrontò serenamente la galera fascista è qui tra noi. E tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome di nostri studenti che hanno saputo resistere alle torture, che hanno dato il sangue per la libertà d’Italia. Pensiamo a questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a loro, non disperiamo dell’avvenire. Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale.


Denaro e Fede

Papa: "Crollo borse mostra che solo Dio è solida realtà.
Monito di Benedetto XVI in apertura dei lavori del XII sinodo dei vescovi.:
"Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine". Lo ricordi chi "costruisce solo sulle cose sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi". Lo ha detto Benedetto XVI, parlando in apertura dei lavori del sinodo dei vescovi sulla Bibbia. "Solo la parola di Dio, ha detto, è una realtà solida". La riflessione del Papa è partita dal brano evangelico sulla casa costruita "sulla sabbia o sulla roccia".
Da: TG24
 
10:44 Il Papa: "I soldi sono niente"
"Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine". Lo ricordi chi "costruisce solo sulle cose sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi". Lo ha detto il Papa, parlando a braccio, in apertura dei lavori del sinodo dei vescovi sulla Bibbia. "Solo la parola di Dio – ha detto – è una realtà solida".
 
 

Dov’è la coerenza???


Il vero volto del Cavaliere

IL COMMENTO di La repubblica di EZIO MAURO

 
NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un’emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell’opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura.

La Repubblica vive un’altra grave umiliazione, con le leggi ad personam che ritornano, il governo del Paese ridotto a scudo privato del premier, la maggioranza parlamentare trasformata in avvocato difensore di un cittadino indagato che vuole sfuggire al suo legittimo giudice, deformando le norme.

In un solo giorno – dopo la strategia del sorriso, il dialogo, l’ambizione del Quirinale – Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta i suoi uomini per operare una doppia azione di sfondamento alla normalità democratica del nostro sistema costituzionale. Sotto attacco, la libertà di informazione da un lato, e l’obbligatorietà dell’azione penale dall’altro.

Per la prima volta nella storia repubblicana, il governo e la sua maggioranza entrano nel campo dell’azione penale per stravolgerne le regole e stabilire una gerarchia tra i reati da perseguire. Uno stravolgimento formale delle norme sulla fissazione dei ruoli d’udienza, che tuttavia si traduce in un’alterazione sostanziale del principio di obbligatorietà dell’azione penale. Principio istituito a garanzia dell’effettiva imparzialità dei magistrati e dell’uguaglianza dei cittadini.

La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare "precedenza assoluta" ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell’intervento: la sospensione "immediata e per la durata di un anno" di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino "in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado".

È esattamente la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi nel processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari: con l’accusa di aver spinto l’avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest all’estero.

Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d’interessi, l’urgenza privata, l’emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova legge ad personam. Bisogna ad ogni costo bloccare quei giudici, anche se operano "in nome del popolo italiano", anche se il caso non riguarda affatto la politica, anche se il discredito internazionale sarà massimo. Bisogna con ogni mezzo evitare quella sentenza, guadagnare un anno, per dar tempo all’avvocato Ghedini (difensore privato del Cavaliere e vero Guardasigilli-ombra del suo governo) di ripresentare quel lodo Schifani che rende il premier non punibile, e che la Consulta ha già giudicato incostituzionale, perché viola l’uguaglianza dei cittadini: un peccato mortale, in democrazia, qualcosa che un leader politico non dovrebbe nemmeno permettersi di pensare, e che invece in Italia verrà presentato in Parlamento per la seconda volta in pochi anni, a tutela della stessa persona, dalla stessa moderna destra che gli italiani hanno scelto per governare il Paese.

Con ogni evidenza, per l’uomo che guida il governo non è sufficiente vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della magistratura.

È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell’esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l’Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l’establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l’ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare.

Questo uso esclusivo delle istituzioni e della norma, porta fatalmente il Premier ad un conflitto con il Capo dello Stato, garante della Costituzione. Napolitano era già intervenuto, nelle forme proprie del suo ruolo, contro il tentativo di introdurre la norma anti-prostitute nel decreto sicurezza, spiegando che non si vedeva una ragione d’urgenza. Poi aveva preso posizione per la stessa ragione contro l’ingresso nel decreto della norma che porta i soldati in strada a svolgere compiti di polizia. Oggi si trova di fronte un emendamento che addirittura sospende per un anno i processi penali e ordina ai magistrati come devono muoversi di fronte ai reati, una norma straordinaria inserita come "correzione" in un decreto che parla di tutt’altro.

Che c’entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual è il carattere di urgenza, davanti ai cittadini? L’unica urgenza – come l’unica sicurezza – è quella privatissima e inconfessabile del premier. Una stortura che diventa un abuso, e anche una sfida al Capo dello Stato, che non potrà accettarla. Come non può accettarla il Partito Democratico, che ieri con Veltroni ha accolto la proposta di Scalfari: il dialogo sulle riforme non può continuare davanti a questi "strappi" della destra, perché non si può parlare di regole con chi le calpesta.

Nello stesso momento, mentre blocca i magistrati e ferma il suo processo, Berlusconi interviene anche sulla libertà di cronaca. Il disegno di legge sulle intercettazioni presentato ieri dal governo, infatti, non impedisce solo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, con pene fino a 3 anni (e sospensione dalla professione) per il cronista autore dell’articolo e fino a 400 mila euro per l’editore. Le nuove norme vietano all’articolo 2 la pubblicazione "anche parziale o per riassunto" degli atti delle indagini preliminari "anche se non sussiste più il segreto", fino all’inizio del dibattimento.

Questo significa il silenzio su qualsiasi notizia di inchiesta giudiziaria, arresto, interrogatorio, dichiarazione di parte offesa, argomenti delle difese, conclusioni delle indagini preliminari, richiesta di rinvio a giudizio. Tutto l’iter investigativo e istruttorio che precede l’ordinanza del giudice dell’udienza preliminare è ora coperto dal silenzio, anche se è un iter che nella lentezza giudiziaria italiana può durare quattro-sei anni, in qualche caso dieci. In questo spazio muto e segreto, c’è ora l’obbligo (articolo 12) di "informare l’autorità ecclesiastica" quando l’indagato è un religioso cattolico, mentre se è un Vescovo si informerà direttamente il Cardinale Segretario di Stato del Vaticano, con un inedito privilegio per il Capo del governo di uno Stato straniero, e per i cittadini-sacerdoti, più cittadini degli altri.

Se il diritto di cronaca è mutilato, il diritto del cittadino a sapere e a conoscere è fortemente limitato. Con questa norma, non avremmo saputo niente dello spionaggio Telecom, del sequestro di Abu Omar, della scalata all’Antonveneta, della scalata Unipol alla Bnl, del default Parmalat, della vicenda Moggi, della subalternità di Saccà a Berlusconi, dei "pizzini" di Provenzano, della disinformazione organizzata da Pollari e Pompa, e infine degli orrori della clinica Santa Rita di Milano. Ma non c’è solo l’ossessione privata di Berlusconi contro i magistrati e i giornalisti (alcuni).

C’è anche il tentativo scientifico di impedire la formazione di quel soggetto cruciale di ogni moderna democrazia che è la pubblica opinione, un’opinione consapevole proprio in quanto informata, e influente perché organizzata come attore cosciente della moderna agorà. No alla pubblica opinione (che non sappia, che non conosca) a favore di opinioni private, meglio se disorientate e spaventate, chiuse in orizzonti biografici e in paure separate, convinte che non esista più un’azione pubblica efficace, una risposta collettiva a problemi individuali.

A questo insieme di individui – di cui certo fanno parte anche gli sconfitti della globalizzazione, la nuova plebe della modernità – il populismo berlusconiano chiede solo una vibrazione di consenso, un’adesione a politiche simboliche, una partecipazione di stati d’animo, che si risolve nella delega. La cifra che lega il tutto è l’emergenza, intesa come orizzonte delle paure e fine del conformismo, del politicamente corretto, delle regole e degli equilibri istituzionali.

Conta decidere (non importa come), agire (non conta con che efficacia), trasformare l’eccezione in norma. Il governo, a ben guardare, non sta militarizzando le strade o le discariche, ma le sue decisioni e la sua politica. Meglio, sta militarizzando il senso comune degli italiani, forzandolo in un contesto emergenziale continuo, con l’esecutivo trasformato per conseguenza da organo ordinario in straordinario, che opera in uno stato d’eccezione perenne. Così Silvio Berlusconi può permettersi di venire allo scoperto in serata, scrivendo in una lettera a Schifani che la norma blocca-processi "è a favore di tutta la collettività", anche se si applica "a uno tra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica".

È il preannuncio di una ricusazione, in una giornata come questa, vergognosa per la democrazia, con il premier imputato che rifiuta il suo giudice mentre ne blocca l’azione. A dimostrazione che Berlusconi è pronto a tutto. Dovremmo prepararci al peggio: se non fosse che il peggio, probabilmente, lo stiamo già vivendo.

(17 giugno 2008)


Il tappeto volante (mini) esce dalla fantasia e entra nella realtà

 Un minitappeto di 10 centimetri potrebbe galleggiare e spostarsi nell’aria, oscillando con una vibrazione indotta di 10 Hertz
 
 
 

 Non sarà più necessario guardare i film di Walt Disney o leggere ”Le mille e una notte” per poter vedere e fantasticare su un tappeto volante. Un gruppo di fisici dell’università di Harvard, come segnala la rivista Nature, hanno infatti studiato ed elaborato le caratteristiche fisiche che deve avere un tappeto per volare anche nella realtà, anche se si tratta di un "mini-tappeto". Fare un tappeto volante più pesante e grande non è impossibile e contro le leggi della fisica, dicono gli scienziati, ma si tratta di un’ipotesi al momento relegata ancora al mondo della fantasia. Per poter "galleggiare" nell’aria, il tappeto deve essere dunque lungo circa 10 centimetri, spesso 0,1 millimetri e avere una vibrazione di 10 Hertz con un’ampiezza di 0,25 millimetri. La chiave per realizzare un tappeto magico, secondo lo studio, è creare una spinta verso l’alto tramite delle oscillazioni, che esercitino una forza contraria ai fluidi, come aria o acqua. ”Non appena le onde si propagano – spiega il ricercatore Lakshminarayanan Mahadevan – lungo la superficie flessibile, queste generano una corrente fluida che produce una pressione tale da sollevare il mini-tappeto, bilanciandone il peso". E sempre grazie alle oscillazioni è possibile "guidare" il tappeto, inclinandolo o muovendolo un po’ più verso l’alto. Più sono grandi le oscillazioni, e maggior potrebbe essere la velocità di spostamento del tappeto.
 

Chi è Silvio Berlusconi?

Le elezioni sono finite, i risultati sono noti, la confusione c’è stata, anche sta volta. 300 schede perse in sicilia, dati che non arrivano da erice…solita storia
E chi viene eletto al Governo?
Silvio Berlusconi.
Ancora?
si…ma…chi lo ha votato sa che…
Dal blog di kliviuz copio il seguente post…che dice tanto
 
Chi è Silvio Berlusconi?

I primi passi…

Nasce il 29 settembre 1936 a Milano, da Luigi Berlusconi, impiegato
alla Banca Rasini, e Rosa Bossi, casalinga. Comincia la sua attività
di costruttore nei primi anni ’60, giovane e senza disponibilità
economiche, da inizio ad una escalation di acquisti miliardari! Per
esempio: il 26 settembre 1968, acquistò dal conte Bonzi un terreno per
edificare ‘Milano2′ pagandolo 3 miliardi di lire.

Dove ha preso i soldi? I soldi venivano dalla Banca Rasini, dove il
padre di Berlusconi lavorava (passò da semplice impiegato a direttore
generale). La Banca Rasini è una delle banche indicata dai giudici di
Palermo come una di quelle usate dalla mafia per riciclare i soldi,
può vantare come correntisti i principali boss della mafia: Pippo
Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano.

Fonti: Procura di Palermo e Caltanissetta

Link: http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Rasini

Soldi Soldi Soldi…

La Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi, tra il
1978 ed il 1983 ricevette finanziamenti di 113 miliardi di lire
(equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) L’origine dei
finanziamenti è tutt’ora ignota!.La procura di Palermo nel ’98
incaricò Francesco Giuffrida (tecnico della Banca d’Italia) per
indagare sui flussi finanziari che arrivarono alla Fininvest,
Giuffrida non riuscì a capire la provenienza di quei soldi perché come
dice lui stesso: ‘… le operazioni appaiono costruite ad arte per
dissimulare la reale provenienza del denaro.poichè il complesso
sistema di società holding attraverso cui essi passarono, rende
impossibile rintracciarne la fonte.’

Fonti: Procura di Palermo e Caltanissetta

Link: http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Rasini

MAFIA!

La Mafia non compare solamente come finanziatrice dell’impero
Berlusconi, essa stringe forti legami con il cavaliere!
Il pubblico ministero Luca Tescaroli durante il processo sulla strage
di Capaci, dichiarò che Totò Riina qualche giorno prima dell’attentato
a Falcone incontrò Berlusconi e Dell’Utri. Chi è Dell’Utri? È il
braccio destro di Berlusconi, è l’ideatore del partito ‘Forza Italia’
(è senatore di F.I.), è l’uomo che porta nella villa di Arcore
Vittorio Mangano per assumerlo come stalliere. Dell’Utri nel 2004
venne condannato dai giudici di Palermo a 9 anni di reclusione per
‘associazione mafiosa’.

Chi è Mangano? È lo ‘stalliere’ della villa Berlusconi però il
Cavaliere lo fa partecipare alle cene di famiglia e lavoro, gli fa
accompagnare i figli a scuola e la moglie a fare shopping! In realtà
Mangano è un boss della Mafia condannato nel 2000 all’ergastolo per
traffico droga-mafia-omicidio.

Fonti: Requisitoria 3/10/2000 Caltanissetta, Procura di Palermo,
Ultima intervista a Borsellino (21/05/1992)

P2

A Berlusconi la Mafia siciliana non bastava! E così nel ’78 si iscrive
alla P2. Cos’è la P2?

L’esistenza di una loggia massonica segreta guidata da Licio Gelli,
denominata ‘Propaganda 2′, emerge nel marzo del 1981 dalle indagini
dei magistrati di Milano. Negli elenchi della loggia (953 persone)
erano iscritti i nomi di quattro ministri o ex ministri, 44
parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti, il comandante della
Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, militari,
prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori
di giornali, giornalisti… e Berlusconi con la tessera numero 1816.
Una commissione parlamentare d’inchiesta emanò una legge che sciolse
la P2, una settimana dopo, il governo presieduto da Arnaldo Forlani dà
le dimissioni e i capi dei servizi di sicurezza sono tutti licenziati.

A cosa mirava la P2? Durante una perquisizione venne trovato il
programma della P2, nominato ‘piano di Rinascita Democratica’ che,
attraverso il controllo dei mass media, mirava al controllo dei
sindacati, della magistratura e al rafforzamento in senso autoritario
del potere istituzionale. Molti nomi della P2 sono ancora segreti e
molti sono i misteri che avvolgono alcune morti degli iscritti come
Roberto Calvi o Mino Pecorelli. Questa associazione garantì a
Berlusconi un credito illimitato presso alcune banche affiliate per
non parlare dei ‘favori’ e ‘sconti’ da parte della finanza e
magistratura.

Fonti: Commisione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 (Legge 23
settembre 1981, n. 527)

Link: http://it.wikipedia.org/wiki/P2
http://www.misteriditalia.com/loggiap2/

Agganci Politici

A fornire i soldi, come abbiamo visto, ci pesava la Mafia ma

Berlusconi per consolidare il suo impero aveva bisogno di leggi! …e
anche questa volta venne aiutato! Da chi?

Da Bettino Craxi (condannato in vari processi per tangenti e
corruzione per un totale di 10 anni) suo fedele amico e padrino di
battesimo della figlia Barbara Berlusconi. Nel 1984 il Cavaliere
acquistò l’emittente Rete 4 dalla Mondatori, arrivando a possedere tre
network televisivi nazionali. La legge dell’epoca non permetteva alle
emittenti private di trasmettere su tutto il territorio nazionale ma
Berlusconi trasmetteva liberamente e illegalmente! Tre pretori, di
Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti che consentono le
trasmissioni illegalie. Craxi nello stesso anno vara un decreto
urgente (il primo ‘decreto Berlusconi’) per legalizzare la situazione
illegale. Ma il decreto non viene convertito in legge perché
incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il secondo ‘decreto
Berlusconi’), minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni
anticipate in caso di nuova bocciatura del decreto. E nel febbraio ’85
il decreto sarà approvato, dopo che il governo avrà posto la questione
di fiducia.

Come si sdebita Silvio? I pubblici ministeri di Milano hanno
rintracciato almeno 6 milioni di dollari, che sarebbero passati dai
conti bancari esteri della Fininvest a conti bancari in Tunisia, che
la magistratura ritiene controllati da Craxi.

Fonti: opuscolo ‘Berlusconi’, distribuito da Gianni Vattimo a tutti i
Parlamentari europei

Link: http://www.giannivattimo.it/Berlusconi.pdf

Nuovi amici!?

Ormai orfano dei suoi amici politici, travolti dallo scandalo
tangentopoli (Craxi fugge in Tunisia), Berlusconi entra direttamente
in politica per gestire personalmente i suoi affari.

Durante un colloquio con Enzo Biagi, Berlusconi rivelò: ‘devo entrare
in politica perché sennò mi fanno saltare per aria… e avrò delle
noie giudiziarie!’. Maurizio Cartotto, consulente di Berlusconi,
chiamato a testimoniare in vari processi, dichiara: ‘Berlusconi diceva
che se non fosse entrato in politica sarebbe stato accusato di essere
mafioso!’.

Nel 27 Marzo ’94 vince le elezioni ma il 22 dicembre è costretto a
dimettersi per una mozione di sfiducia della Lega Nord. L’ex Ministro
delle Riforme Umberto Bossi tra il 94 e il 99 disse testualmente in
vari interventi riportati sui giornali:

‘Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori…
Berlusconi è l’uomo della mafia… La Fininvest è nata da Cosa
Nostra… sono stato io a metter giù il partito del mafioso… L’uomo
di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui
16 occulte, furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la
Banca Rasini, la banca di Cosa Nostra… Ma vi pare possibile che uno
che possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei cittadini?… Le
sue televisioni sono contro la Costituzione. bisogna portargliele via.
Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da
Sudamerica’

Fonti: Wide Angle documento TV Americana Giornali 94-99

Link: http://www.giannivattimo.it/Berlusconi.pdf

Le leggi ora me le faccio da solo!

Legge sulle rogatorie internazionali che le rende più complesse;
Abolizione della tassa sulle successioni e donazioni per i grandi
patrimoni; Depenalizzazione del falso in bilancio nella disciplina dei
mercati finanziari; Condono fiscale; Legge Cirami sul legittimo
sospetto; Lodo Schifani sulla sospensione dei processi alle alte
cariche dello stato; Decreto spalma-debiti per le società sportive;
Decreto salva Rete4; Legge Gasparri di riforma del sistema
radiotelevisivo nazionale; Legge Frattini sul conflitto d’interessi;
Previdenza complementare che favorisce il sistema assicurativo; Norme
sul digitale terrestre che finanziano la vendita di decoder; Legge ex
Cirielli che accorcia i termini di prescrizione di molti reati;
Inappellabilità delle sentenze di proscioglimento

Processi

Elencare tutti i processi sarebbe troppo lungo e noioso, ne riporto solo alcuni:

>1990 La Corte d’appello di Venezia lo dichiara colpevole di aver
giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione
alla lista P2. Berlusconi viene dichiarato colpevole, ma il reato è
estinto per l’intervenuta amnistia del 1989.

>1991 Berlusconi accusato di concorso in corruzione in atti
giudiziari, per aver pagato i giudici di Roma in modo da ottenere una
decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la
proprietà della casa editrice. La Corte d’appello, decide nel giugno
2001 che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice
e grazie alla concessione delle attenuanti generiche, ha ottenuto la
prescrizione del reato ed ha evitato la condanna.

>1998 In primo grado viene condannato a due anni e quattro mesi per i
23 miliardi versati tramite il conto All Iberian a Bettino Craxi. La
sentenza di Appello (secondo grado) sancisce che il reato è estinto
per prescrizione (è passato troppo tempo) e che «per nessuno degli
imputati emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza». La sentenza
definitiva (terzo grado) condanna Berlusconi al pagamento delle spese
processuali.

>La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi e Dell’Utri per
concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggiodi denaro
sporco. Nel 1998 l’indagine è stata archiviata per scadenza dei
termini massimi concessi per indagare. Dell’Utri, in un altro
procedimento, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso
esterno in associazione mafiosa, dagli atti risulta che Forza italia
sarebbe stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e
che Berlusconi sarebbe stato messo da Dell’Utri nelle mani della mafia
fin dal 1974.

>2000 Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le
operazioni per l’acquisto della Sme. Nel 2004 Berlusconi viene assolto
per prescrizione.

>2005 Falso in bilancio. La Finivest avrebbe spostato, tra il 1989 e
il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire.

I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno
assolto Silvio Berlusconi e gli ex manager Fininvest dall’accusa di
falso in bilancio, in quanto il fatto non costituisce reato: grazie
alla riforma del diritto societario del 2001, approvata dal Governo
Berlusconi.

>2006 Indagini in corso per: Diritti televisivi, Frode fiscale,
Appropriazione indebita, Tangenti a David Millis, Corruzione
giudiziaria, Violazione della legge antitrust spagnola e frode
fiscale.

Fonti: Sentenze Tribunali

Link: http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi/Pro- cedimenti_giudiziari

Fallimento Politico. …Prima e dopo Berlusconi

Variazione Pil: 2001 1,7% 2005 0,2% (Fonte: Eurostat) | Debito
Pubblico (in miliardi): 2001 1.348 2005 1.542 (Fonte: Banca
d’Italia) | Export Ita sul tot mondiale: 2001 4,0% 2005 2,9%
(Fonte: Fondo Monetario Internazionale) | Saldo bilancia
commerciale (in milioni): 2001 +9.233 2005 -10.368 (fonte: Istat)
| Rapporto tra deficit e Pil (in percentuale) 2001 3,2% 2005 4,3%
(Fonte: ministero dell’Economia) | Posizione Italia nelle
classifiche della competitività: 2001 24° 2005 47° (Fonte: World
Economic Forum) …

Conclusioni

Queste informazioni censurate dai media, possono essere facilmente
reperite su Internet, l’unica fonte di informazione libera rimasta! Se
volete saperne di più, andate su google.it e cercate parole come
‘processi berlusconi’ ‘chi è berlusconi’ ‘libertà informazione
italia’. Usate anche video.google.com nella ricerca basta inserire
‘berlusconi’. Su beppegrillo.it troverete l’elenco dei partiti senza
condannati. Berlusconi ha perso consenso nel Paese, gli rimane
un’ultima chance: il voto elettronico! Che ha introdotto di urgenza a
gennaio: prevede per 4 regioni (tra cui il Lazio) la registrazioni dei
voti su una chiave usb e l’invio al ministero tramite internet, il
modo più semplice per fare brogli!

 

Grazie a kliviuz per il post.


Pier Giorgio Merli

Lunedì 25 febbraio 2008 le locandine dei giornali a Bologna dichiaravano: morto fisico accanto la sua barca, annegato fisico del CNR…
Il nome del fisico quasi non compariva, si trattava di Pier Giorgio Merli uno di quelli che hanno eseguito l’esperimento che dimostra la proprietà andulatoria della materia all’epoca l’esperimento fu filmato e ora è visibile online.
Quello che è successo mi ha portato alla memoria le parole di un Magnifico insegnante che tutti coloro che hanno seguito Fisica Generale I a Bologna hanno di certo (o quasi) conosciuto.
A tutti i suoi alunni è solito ripetere:
 
"se voi ora ragazzi uscite di qui e per andare a casa attraversate via Irnerio potrebbe accadere che, nell’attraversare, una macchina vi prenda sotto. Bene, ragazzi, ora, quando arriveranno i soccorsi e si appresteranno a chiedervi come state, chi siete… voi dovrete rispondere:
<< F=ma; PV=nRT; E=mc^2 >>
Poi potrete continuare dichiarando le vostre generalità e se volete che qualcuno venga avvertito di quello che sta accadendo.
Perché, ragazzi, voi siete prima di tutto FISICI."
 
FORINO DOCET

Il piacere di scoprire

Il fisico Richard Feymann in Il piacere di scoprire racconta un aneddoto. Un suo amico sosteneva che non è in grado di ammirare la bellezza di un fiore altrettanto bene di un artista, perché considera un fiore un banale oggetto da sezionare. Feynman non era d’accordo, e replicò:
<<E allora penso che abbia le traveggole. Per cominciare, la bellezza che vede lui è visibile a chiunque, e quindi anche a me, credo. Non avrò un senso estetico raffinato come il suo, ma sono comunque in grado di apprezzare la bellezza di un fiore. Per di più vedo nel fiore molte cose che lui non riesce a vedere. Posso immaginare le cellule, là dentro, e i complicati meccanismi interni, anch’essi con una loro bellezza. Non esiste solo la bellezza alla dimensione del centimetro, ma anche su scale più piccole, nella struttura interna, nei processi. Il fatto che i colori dei fiori si siano evoluti per adescare gli insetti impollinatori, ad esempio, è interessante: significa che gli insetti vedono i colori. E allora mi chiedo: il senso estetico dell’uomo vale anche per le forme di vita inferiori? Perché è estetico? Domande affascinanti, che mostrano come la conoscenza scientifica in realtà dilatati il senso di meraviglia, di mistero, di ammirazione suscitati da un fiore. La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.>>
Da Le scienze (febbraio 2008)

Immagine scattata da Jean Livet [Harvard University] raffigura una sezione di 340 um del tronco encefalico di un topo colorandola attraverso Brainbow in modo da distinguere i singoli assoni (microscopia con focale). L’immagine ha vinto il primo premio del concorso Olympus BioScapes 2007


Cattolico? non più

numerosi sono coloro che, alla nascita, vengono battezzati entrando così nei registro degli appartenenti alla religione cattolica.
Ora, numerosi (non altrettanti, ma comunque tanti) sono coloro che, dopo il Battesimo, non entrano più in Chiesa e non se ne sentono più partecipi, dichiarando anche la loro non appartenenza alla Chiesa stessa. Nonostante ciò la Chiesa Cattolica li ha nei suoi registri e li considera appartenenti ad essa, così, quando dice noi siamo TOT, conta anche loro, anzi noi
Triste.
è possibile però  Cancellarsi dai Registri della Chiesa Cattolica questo attraverso una lettera così come è ben illustrato sul sito dell’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti la cosa non è complicata né tediosa e alla fine non cambia molto…a parte i conti…loro.
Ora, ragionando a cena su questo, mi sono venute in mente delle cose…
…se io nasco, vengo battezzato e poi mi estraneo da quelli che sono i riti e la comunità cattolici continuando a vivere tranquillamente finché , inevitabilmente, muoio. A questo punto io sono iscritto ai registri della Chiesa ma di certo non vado a dire a loro che sono morto A bocca aperta …significa che sono nelle loro statistiche anche dopo morto??A denti stretti
…se io nasco, decido di essere battezzato, faccio la Comunione e poi la Cresima, poi mi sposo, con un altro cattolico, in chiesa con un rito classico concordatario e qunt’altro. Dopo anni decido che della Chiesa non mi interessa più e quindi me ne tiro fuori e mi faccio cancellare dal registro dei Cattolici. ora…il matrimonio per la Chiesa è valido o no?? Dal punto di vista della legge italiana non è cambiato nulla quindi il matrimonio dovrebbe permanere finché non si firma un divorzio, ma per la Chiesa? il matrimonio è automaticamente trasformato come matrimonio tra un cattolico e un non cattolico? o viene annullato??

mmm non so le risposte…forse indago un po’…intanto….chi invia la lettera con me?


I maschi sono più intelligenti…si, e anche i più stupidi

«[...] Da molti anni si dà per scontato che si sia un’assoluta prevalenza maschile all’estremo superiore della distribuzione dei punteggi nei test accademici. Hanno ricevuto borse di studio per meriti scolastici, le National Merit Scholarships, e altri riconoscimenti competitivi circa due maschi per ogni femmina. Storicamente, questi risultati sono stati usati per avanzare illazioni sulla differenza di intelligenza tra i sessi. Nel corso degli ultimi decenni, tuttavia, alcuni ricercatori più illuminati hanno verificato che non è una differenza di livello ma una differenza di varianza che separa i sessi. [...]

Tra le altre cose, Summers [Lawrence Summers, ex rettore della Hardvard University] ha affermato: "Sembra che per quanto riguarda molti, moltissimi, diversi attributi umani – altezza, peso, propensione alla criminalità, QI complessivo, capacità matematiche, capacità scientifiche – ci siano prove relativamente chiare che qualunque sia la differenza nelle medie – che possono essere discusse – c’è differenza nella deviazione standard di una popolazione maschile e femminile. E questo è vero in relazione a caratteristiche che esistono e che plausibilmente non sono determinate dalla cultura."

Le distribuzioni dei punteggi maschili sono quasi sempre caratterizzate da una maggiore deviazione standard rispetto a quelle dei punteggi femminili. Così, anche se ci sono più maschi all’estremo superiore, ce ne sono di più anche all’estremo inferiore.[...]

Entrambe le deduzioni, quella errata sulle differenze di livello e quella corretta sulle differenze di variabilità, necessitano di una spiegazione. Il vecchio quesito sarebbe stato: "Perché i maschi hanno punteggi più elevati rispetto alle ragazze?". Quello nuovo dovrebbe essere: "Perché i maschi mostrano una maggiore variabilità?" [...]

Il cromosoma Y non è la sola differenza genetica tra i sessi, anche se è la più ovvia. Il punto centrale del discorso di Summers era che quando osserviamo uno dei due estremi della distribuzione di una specifica capacità, vediamo "di più" del gruppo che ha una deviazione maggiore. I tratti mentali trasmessi dal cromosoma X avranno una maggiore variabilità nei maschi rispetto alle femmine, perché le femmine hanno due cromosomi X, mentre i maschi hanno un X e un Y.[...]

È ormai riconosciuta l’esistenza di una pressione evolutiva verso una maggiore variabilità all’interno delle specie, entro i confini imposti dalla stabilità genetica. Il fenomeno è provato dalla dominanza della riproduzione sessuata su quella asessuata nei mammiferi. Ma perché la nostra struttura genetica è stata costruita per generare una variazione maggiore nei maschi rispetto alle femmine? E non soltanto negli esseri umani, ma praticamente tra tutti i mammiferi. Lo schema dell’accoppiamento indica una risposta. Nella maggior parte delle specie di mammiferi che ri riproducono sessualmente, praticamente tutte le femmine adulte si riproducono, mentre lo fa soltanto una parte dei maschi (esclusi i moderni esseri umani). [...]»

 

Da Le Scienze n470 Ottobre 2007 "L’equazione più pericolosa" pagg 80-87


Un Candidato Pieno di Energia per il PD

Raccolgo qui stralci di articoli comparsi sul Corriere Adriatico e su Antelitteram circa un candidato abituato a lottare per le proprie idee:
 

In campo con Luccarini e la Giannini. “Voglio dare un’alternativa”
Pd, la Montali è il terzo incomodo
ANCONA – Alle ore 22 di ieri [l’articolo è comparso il 13 settembre] la notizia anticipata dal Corriere Adriatico è diventata ufficiale: Daniela Montali, sindaco di Chiaravalle, è in corsa. I candidati alla segreteria regionale del Partito democratico sono dunque tre: Sara Giannini, sostenuta dalla lista Veltroni uno (detta anche “listone”) e dalla lista Letta, Antonio Luccarini, ex assessore alla cultura di Ancona sostenuto dalla lista Bindi e, appunto, Daniela Montali sostenuta dalla lista “A sinistra”. La new entry è carica e lancia la sfida: “Voglio competere per dare un’alternativa”.

 

“L’obiettivo del Pd – ha detto Daniela Montali – è quello di costruire un soggetto politico capace di accogliere il contributo dei diversi settori della società. E noi abbiamo fatto, con questa lista, ogni sforzo possibile per dare visibilità al pluralismo delle idee”

 

Dice [Daniela Montali] che non ci ha pensato su neppure un attimo quando le hanno proposto di mettersi in gioco. “Credo sia importante cogliere l’occasione che ci viene offerta con la costruzione del nuovo partito per scambiare idee e per ampliare la partecipazione e il confronto. Non sono contro nessuno, ci mancherebbe, la sfida sarà sui contenuti. Un’alternativa – continua la Montali – era necessaria. Avere più candidature aiuta a mettere in circolo più progetti”.

 

“Siamo in lizza – ha detto la Montali – perché pensiamo che il Pd possa costituire una svolta nella politica italiana. Le nostre liste sono costituite sia da persone esperte che da neofiti della politica. Sono un segno di novità e non partorite da apparati e segreterie. Sono scesa in campo perché una competizione ha comunque bisogno di più figure che possano essere scelte dagli elettori. I temi che più ci stanno a cuore sono il lavoro, la laicità dello Stato, la collocazione nell’ambito del socialismo europeo e l’ambiente”.

 

Daniela Montali pensa ai giovani e al loro futuro quanto mai incerto. Due questioni, dice “che dovremo affrontare in maniera forte e decisa. Il lavoro dovrà essere sinonimo di sicurezza. Solo in un secondo tempo, all’interno di un rapporto costante, potremo ricercare la flessibilità”.

 

Daniela Montali ha centrato i punti qualificanti della sua piattaforma: il lavoro, il rapporto con il socialismo europeo, la laicità dello Stato. Ha detto di volere un partito non effimero, ma radicato nel territorio e in cui il semplice iscritto abbia gli stessi diritti dei dirigenti.

 

Ricordo poi, hai chi è interessato che Daniela Montali ha un suo sito!!!!


Ritardo dell’avvio all’LHC

Eh si, il grosso sembrava fatto per partire, i 1624 magneti sono già sotto terra, partono i test affinché tutto non crei danni in casi estremi…
…e si scopre che il contenitore attorno ai magneti non regge le 25 atm. E perché?
Perché al FermiLab di Chicago hanno fatto delgi "errori di progettazione" ossia, perché hanno sbagliato i calcoli.
Là, in quel mondo dove si costruiscono ovali affinché sottoposti alla pressione cui sono sottoposti si strasformino in cerchi perfetti, là in cui la precisione è tutto…

…Buon lavoro!!!
 

Salviamo il congiuntivo

è l’idea originale di una classe di una scuola media… eh si, perché; in un mondo in cui si spera che "il treno è puntuale" il congiutivo non trova più spazio…povero
è ovvio…non sarà un semplice blog a insegnare agli ignoranti…ma almeno che faccia riflettere qualcuno!!! ^_^

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.